LA CASA MEDIEVALE

La casa tradizionale che ci trasmette la storia dei territori di pianura è una casa ad un piano solo.

Il tetto, molto spiovente, consentiva a volte la realizzazione di soppalchi ma questi erano utilizzati principalmente come magazzini.

Molto semplice da costruire e molto pratica da usare, la casa ad un piano poteva essere sopraelevata in casi eccezionali: quando il luogo era a rischio di allagamenti e dove gli animali potevano costituire un pericolo.

Con l’aumento della popolazione e, soprattutto, con lo sviluppo urbano, si evidenziò un problema nuovo: la mancanza di spazio.

La città quattrocentesca era una città difesa da mura, la cui costruzione era molto onerosa e gravava come tassa sui cittadini. Lo spazio interno alle mura era dunque prezioso e doveva essere sfruttato al massimo, per rispondere alle esigenze di una popolazione in crescita.

Le case iniziarono quindi a crescere in altezza: due, tre o più piani.

L’aumento del numero di piani non deve però far pensare a un condominio. Seppure più stretta e più alta, l’abitazione quattrocentesca rimase un’abitazione monofamiliare, con ingresso dalla strada e un piccolo fazzoletto di terra sul retro, ad uso di orto.

Il più efficiente e diffuso materiale da costruzione era il legno: robusto, leggero e facile da lavorare. Con il legno si costruiva l’intero edificio: muri, solai e tetto.

Essendo un materiale flessibile, con l’aumento dell’altezza l’edificio diventava instabile per cui, nella pianura padana, si utilizzò presto una tecnica mista in cui i muri erano costruiti in mattoni mentre solai e tetto continuavano ad essere di legno. 

Per proteggerlo dall’umidità che spesso i mattoni portavano con sé, le travi venivano fatte sporgere in modo che le testate restassero ben ventilate e asciutte. Gli sporti consentivano anche di ampliare la superficie dei piani superiori e questo aspetto era molto apprezzato tanto che le autorità cittadine dovettero spesso intervenire per regolarne le dimensioni e contrastare gli abusi.

I tetti erano molto spioventi a causa delle coperture in paglia o canne, che richiedevano pendenze superiori al 100% per garantire impermeabilità. Col tempo si iniziò a sostituire i fasci di paglia con tegole di terracotta, per scongiurare il rischio di propagazione degli incendi, purtroppo molto frequenti.

Le scale interne erano piuttosto piccole e ripide, per non sprecare spazio. 

Il tamponamento delle pareti esterne, quando non era in muratura,  veniva eseguito con un intreccio di sottili rami, a formare una rigida stuoia che poi veniva intonacata sia all’esterno che all’interno.

Le finestre erano piccole e senza vetri. Per proteggersi dal freddo si usavano pannelli di legno (scuri) che si chiudevano la notte. 

L’acqua veniva attinta dai pozzi. I palazzi più importanti avevano pozzi e fontane al loro interno. Le case più umili condividevano il pozzo della borgata, spesso in cima alla strada o nella piazzetta.

Il riscaldamento era garantito da un caminetto in cucina che, in città, era sempre dotato di canna fumaria fino al colmo del tetto. La base del caminetto, quando era ai piani superiori, veniva realizzato in pietra per evitare il contatto con i legni della struttura.

I portici, abbastanza diffusi anche a Carpi, erano realizzati con pilastri di legno appoggiati su basamenti di mattoni e di pietra. Per evitare eccessive deformazioni delle travi soprastanti, si aggiungevano puntoni di rinforzo posti in diagonale, ai lati dei pilastri.

Un muro di legno e paglia con un grande foglio di carta decorativo o di carta da imballaggio.

parete non portante fatta con graticcio e intonaco

Edificio storico con parte superiore a graticcio e sottoportico al piano terra, con macchina parcheggiata a sinistra e pianta di limone verde visibile.
Edificio con un portico di legno supportato da colonne in pietra, ingresso con finestre coperte da tende, facciata gialla e dettagli architettonici antichi.

portico in legno con basamenti in pietra