COM’E’ NATO questo libro

La storia non procede mai in linea retta: avanza per scatti, come su una scala da risalire. Ogni passaggio genera spaesamento, e in quei momenti serve aggrapparsi a ciò che davvero regge una comunità: non il potere, non l’economia, ma la vita insieme.

Dalle fonti storiche di Carpi ho scelto di guardare non ai potenti né alle guerre, ma alla trama collettiva di artigiani, tecnici e religiosi. È lì che si scorge la forza della condivisione: come in una barca a vela in burrasca, più importante della rotta o delle mappe sono la barca e l’equipaggio.

“La macchina del possibile” racconta la Carpi del Quattrocento, piccola e periferica, ma al centro di una trasformazione che intreccia mestieri, ingegno e coraggio. Ogni gesto quotidiano diventa parte di un affresco urbano e simbolico, dove la cooperazione è la vera chiave del progresso.

Il racconto è un invito a credere che le idee, fragili al nascere, trovano forza solo in una comunità capace di riconoscerle e sostenerle

tra storia e narrazione

il racconto si basa su una solida ricostruzione della città quattrocentesca con le sue caratteristiche architettoniche e sociali.

I personaggi sono realmente esistiti: sappiamo dove abitavano, che lavoro facevano e, grazie all’imposizione fiscale, se erano benestanti o meno.

Carpi era una piccola città dove il 40% dei residenti era immigrata: dai dintorni, com’è ovvio, ma anche da Venezia, MIlano, Ferrara, Bologna e perfino dalla Francia e dalla Germania.

Il racconto segue le vicende di uomini e donne che partecipano, con il loro lavoro e le loro scelte, alla costruzione della città.

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